Secondo gli ingegneri del gruppo Brembo, che lavorano a stretto contatto con tutti i piloti di Formula 1, il Circuit of the Americas rientra nella categoria dei circuiti impegnativi per i freni. Questo nonostante ci siano appena 6 staccate al giro, della lugnhezza di 5.513 metri, per meno di 15 secondi di utilizzo dei freni: 4 frenate sono della categoria Hard, 1 Medium e 1 Light. Dalle simulazioni effettuate la frenata più dura è la prima dopo il traguardo: le monoposto vi arrivano a 305 km/h e scendono a 93 km/h in 3,11 secondi, durante i quali percorrono 144 metri. Lo sforzo richiesto ai piloti è di 123 kg sul pedale del freno, mentre sono sottoposti ad una sollecitazione di 4,3 g. La potenza frenante è invece di 1.760 Kw. Rispetto al GP Usa 2025, per effetto delle caratteristiche delle monoposto 2026 lo sforzo richiesto a piloti e freni è inferiore. Alla curva 12 un anno fa i piloti erano soggetti a 4,2 g di decelerazione ed esercitavano un carico di 130 kg sul pedale del freno, mentre quest’anno questi valori dovrebbero essere rispettivamente di 4 g e 110 kg. Si allungano anche gli spazi di frenata, da 126 metri a 166 metri, così come cresce il tempo di frenata, da 2,72 secondi a 3,42 secondi.
Sul Circuit of the Americas gareggia anche la MotoGP ma l’utilizzo dell’impianto frenante Brembo che pure conta sui dischi in carbonio è totalmente differente: i piloti di moto usano i freni 9 volte al giro per complessivi 31 secondi, più del doppio delle monoposto. Complice l’impossibilità di scaricare tutta la potenza frenante a terra, avendo solo due ruote, le MotoGP hanno bisogno di molto più spazio e tempo: una cinquantina di metri e oltre 1,8 secondi in più rispetto alle Formula 1 per perdere 200 km/h.